Finanziamenti dei Partiti Politici

finanziamenti-partitiI partiti politici italiani hanno una triplice modalità di finanziamento: la prima è il finanziamento pubblico, la seconda è legata alle quote di iscrizione al partito e la terza è la raccolta fondi.

In Italia il finanziamento pubblico ai partiti è stato introdotto dalla Legge Piccoli, data 2 maggio 1974. Tale legge è stata approvata in soli 16 giorni e tutti i partiti, tranne il PLI (Partito Liberale Italiano) furono d’accordo. L’obiettivo di questa legge era assicurare gli italiani che, grazie al sostentamento diretto da parte dello stato, i partiti non sarebbero stati “intaccati” dalla corruzione.

Nel 1993 un referendum, approvato dal 90,3% degli italiani, abroga il finanziamento pubblico ai partiti. Lo stesso anno, nel mese di dicembre, il Parlamento aggiorna la legge sui rimborsi elettorali, definendoli “contributo per le spese elettorali“, e la riapplica.

Nel 1997 è stata reintrodotta di fatto il finanziamento pubblico ai partiti con possibilità, per i contribuenti, di donare il 4 per mille della loro dichiarazione dei redditi, ai partiti stessi e ai movimenti politici. Sempre in merito all’abrogazione dei finanziamenti pubblici, nel 2000 era stato promosso un altro referendum che, però, non ha raggiunto il quorum.

Le altre due modalità di finanziamento per i partiti, come detto, sono le quote di iscrizione al partito (ad esempio, il Partito Democratico ha una quota di iscrizione stabilita attualmente in 15 euro mentre il PDL ha una quota che varia da 10 euro fino a 1.000 euro) e la raccolta fondi, che si fanno solitamente tramite dei “banchetti” nelle piazze italiane dove si invitano le persone ad iscriversi spiegando loro anche le basi del movimento stesso del partito.

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